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avviso importanteSI COMUNICA CHE NELL'AREA DOCENTI E' STATO PUBBLICATO  il verbale del COLLEGIO DEI DOCENTI N° 2

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Giovanna De Nobili

img038Il Regio Decreto n. 163 del 4 gennaio 1891, relativo alla  denominazione della gran parte delle Scuole Normali del Regno, e del  nostro  Istituto, fondato  il 19 aprile 1863, privilegia per gli istituti femminili i nomi delle migliori patriote, educatrici, benefattrici, letterate e scienziate d’Italia,  allo scopo di  mostrare alle aspiranti maestre, e all’intera popolazione urbana,  celebri personaggi  titolari di tante biografie esemplari, al fine di ridestare  nella “italica, studiosa gioventù le nobili gare, le generose e forti emulazioni”.

  La precisa volontà, poi, di individuare  grandi donne del passato cui intitolare la maggior parte delle scuole normali femminili del Regno, rappresentò, inoltre, un fattore importante nell’educazione alla consapevolezza e alla valorizzazione dell’identità di genere delle allieve, nel tentativo di definire modelli culturali volti alla costruzione di una tradizione nazionale al femminile.

 Ciò senza dimenticare che una delle preoccupazioni più rilevanti dello stato laico nell’ambito dell’educazione femminile post unitaria sarebbe stata proprio quella di rimettere almeno in discussione il modello della donna come espressione delle più pure virtù cristiane, caro agli ambienti conservatori vicini alla Chiesa, se solo si pensa alle immagini devote della Vergine, fatte oggetto di più intensa venerazione dalla ripresa del culto mariano.

Proporre, alle future maestre, l’ esempio di grandi figure che si erano distinte al di là del classico ruolo di madri e benefattrici significava, infatti, rifiutare senza alcun dubbio il mito della carità educatrice, per avanzare nuovi schemi di comportamento sociale, nei quali fosse anteposta, alla dimensione privata degli affetti familiari, quella pubblica del benessere della comunità. E anche laddove la maternità rimaneva elemento fortemente caratterizzante alcune di queste personalità, come nel caso di Adelaide Cairoli, di Pavia, essa però diventava arricchita dei lineamenti della madre “nutrice della nazione”, il simbolo di un sacrificio patriottico tutt’altro che arcaico.

Tale radicale cambio di prospettiva avrebbe permesso, così, di garantire, finalmente, alle donne italiane il riconoscimento dell’appartenenza alla nazione, come se in quei nomi si potessero ritrovare, attraverso le accidentate vicende dei secoli passati, le tracce del contributo culturale e morale dato dalla componente femminile alla storia nazionale.

 

In tale contesto, dunque, si inserisce  l’intitolazione del nostro Istituto a Giovanna de Nobili.

 

Ricercare notizie sulla poetessa catanzarese, cui la nostra scuola è intitolata, è risultato lavoro arduo e complesso. Si ringrazia  a tal proposito, la caparbietà della nostra prof.ssa Maria Rosaria Pedullà e quella del  tecnico di laboratorio Adelaide Deblasio, se abbiamo potuto ricostruire una attendibile biografia, basata su effettivi dati storici.

 

 Entrambe si sono dedicate “anima e corpo” a reperire materiale utile,  trovare testi che ne riferissero la vita, accertare testimonianze di quanti conobbero i suoi discendenti, verificare e valutare i ricordi degli eredi, rinvenire  le opere della nostra poetessa.

 

Tale lavoro di ricerca è stato svolto anche  nella  Biblioteca Comunale, dove è custodito un manoscritto della nostra Giovanna,  più e più volte visionato e fotografato dalla nostra prof.ssa e da Adelaide, insieme con noi alunne, per ricavare le notizie che sono poi state pubblicate nell’Annuario celebrativo.

Giovanna de’ Nobili era una aristocratica donna catanzarese vissuta a cavallo tra il 1700 e il 1800.  E’ l’epoca interposta tra i due secoli che assistono  alla trasformazTARGA DE NOBILIione della società dopo la meteora della rivoluzione francese e dell’astro napoleonico, tramontati dopo aver mutato l’identità stessa degli ideali fino allora  condivisi. E’ il periodo delle rivendicazioni nazionali e del Romanticismo, ma anche del realismo borbonico e dell’ideologia conservatrice che rischiava di far naufragare quei  concetti di libertà, uguaglianza e fraternità che stavano radicandosi profondamente a sostegno del progetto unitario di un popolo e del suo riscatto civile.

Giovanna nacque a Catanzaro il 15 Aprile del 1775, terzogenita figlia, fra nove sorelle e cinque fratelli, del Barone Felice de’ Nobili e di donna Chiara Cavalcante. La madre, una dama di Cosenza, originaria della famiglia de’ Cavalcante di Firenze, di duecentesca memoria, le fu amica e confidente, donandole il proprio affettuoso appoggio anche contro l’ostilità del resto della famiglia.

Il padre, Felice, discendeva da una famiglia trapiantata da Lipari in Catanzaro nel periodo aragonese. Dagli Aragonesi i de’ Nobili ricevettero numerosi privilegi.

Giovanna, grazie alle sue nobili origini, per sua fortuna, può distinguersi dalle donne del suo tempo apprestandosi ad acquisire una eccezionale cultura nella sua città,  la Catanzaro della sua giovinezza, in cui trovò un clima fertile per gli studi che ebbero a quei tempi un felice risveglio, dovuto all’insegnamento di Professori del Regio Liceo che furono le migliori menti dell’epoca e che divennero precettori della nostra scrittrice.

Grazie, dunque, alla sua famiglia facoltosa, alla sua naturale inclinazione e al suo vivace ingegno,  sempre sostenuta dalla madre, Giovanna poté  avvalersi dell’insegnamento dei maggiori maestri della Catanzaro del suo tempo.

Pur non avendo seguito  corsi di studi regolarmente organizzati, Giovanna s’appropriò, dunque, di rilevanti conoscenze letterarie, del greco e del latino, del francese, delle scienze filosofiche e matematiche, di una cultura notevole per quel tempo ed in questi luoghi, specialmente, dove alla donna non era permesso di istruirsi.

Giovanna, studiando, talvolta non senza danno alla salute, visse la sua giovinezza in seno alla famiglia, incoraggiata sempre dall’ammirazione di quanti, ospiti dei de’ Nobili, ne apprezzavano la  vasta cultura letteraria e storica, l’innata arguzia, la parlata “scorrevole e vivace”;  ma anche presentando saggi annuali davanti agli uomini più dotti della città o lodevoli improvvisazioni, in varie occasioni, davanti a confidenti e famigliari.

Non ancora ventenne era già un’apprezzata scrittrice di poesie e di novelle e, non potendo  viaggiare, visti i pregiudizi dell’epoca e l’incertezza di quel periodo storico, in cui i primi moti insurrezionali e il brigantaggio impedivano, di fatto, anche la libertà di movimento, raggiunge i maggiori esponenti del mondo culturale e  politico del suo tempo attraverso un fitto scambio epistolare, che le fa conoscere i fremiti di quel mondo che sta per trasformare il razionalismo illuminista in inquietudini romantiche, partecipando al dibattito politico e culturale con passione  ed interesse.ANNULLO102

L’anelito di emancipazione che animò il suo spirito, dibattuto tra un neo-classicismo d’ispirazione arcadica e un romanticismo già radicato tra gli intellettuali, si concretizzò nella partecipazione alle varie Accademie che vivificavano la realtà culturale di quel periodo: l’Accademia Romana dell’Arcadia, che la ricevette tra i suoi componenti con il nome di Arminda Lesbiense, l’Accademia Florimontana di Monteleone, l’Accademia degli Affaticati di Tropea ed, infine, quella del Crotalo, d’ispirazione massonica, emanazione della Carboneria, sorta dopo i moti rivoluzionari del 1820 e soppressa nel 1823 dal sospettoso governo borbonico.

 

La sua vita dedicata allo studio, lo scrivere poesie e, soprattutto, il ricevere amici nella sua casa, in cui abitava solitaria, le fecero guadagnare la fama di “stramba ribelle”, “pazza” e l’appellativo di “ a poetessa” dal popolino ignorante, ma anche dai frequentatori dei nobili salotti femminili, dove il pettegolezzo e l’ipocrisia erano note consuetudini. In molti, però, la stimavano e si onoravano della sua amicizia che ella prodigò più agli uomini che alle donne.

 

Nella sua casa, affacciata sull’attuale piazza Grimaldi,  trovavano ospitalità le persone più  ragguardevoli e più geniali della città e non solo. Ad ossequiarla, anche solo per un saluto, si recava ogni artista, ogni scienziato, ogni autorità che giungesse a Catanzaro, anche di passaggio.

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Morì, Giovanna, il 25 agosto del 1847,  a Catanzaro e non vide realizzata quell’unità nazionale che aveva costituito un suo autentico ideale. Numerosi furono gli attestati di sincero affetto e di rinnovata stima manifestati durante il suo funerale. Le furono rivolte espressioni bellissime, che la ritraevano come la “benedetta dai poveri”!  Donna Giovanna de’ Nobili fu sepolta nella Chiesa dei Cappuccini e, coerente con il suo stile di vita, non lasciò alcuna disposizione testamentaria. Ivi le sue ossa riposarono fino a quando non vi fu la prescrizione d’interrare le salme fuori dall’abitato e dalle chiese. La madre del barone Carlo de’ Nobili, suo pronipote, la  sotterrò nel cimitero cittadino, nella cappella gentilizia di famiglia, senza una lapide commemorativa e una sola  parola che la distingua, ignota anche ai suoi concittadini.

 

Nell’opera a lei dedicata, Giulia Forti Castelli, direttrice delle Regie Scuole Normali, nel 1908, così  conclude: “ Catanzaro deve ancora a Giovanna de’ Nobili il suo tributo; meglio che in lapidi o in monumenti dovrebbe questo consistere nella pubblicazione delle opere sue”.

 

E’ quanto auspichiamo ancora, tutti noi, cento anni dopo. Sarebbe la celebrazione migliore per una donna che percepiamo contemporanea.

 

 

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